IPRED: una direttiva passata sotto silenzio

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IPRED: una direttiva passata sotto silenzio

Messaggioda se » sab 6 mar 2004, 9:43

comunicato stampa fresco di giornata della Free Software Foundation Europe

Sta per essere discussa al parlamento europeo a Strasburgo la
«Intellectual Property Rights Enforcement Directive» (IPRED), che
irrigidisce ulteriormente la normativa europea su diritto d'autore,
brevetti e altri non meglio specificati diritti di «proprietà
intellettuale»[1]. La relatrice della direttiva è la parlamentare
francese Janelly Fortou, moglie del presidente di Vivendi Universal[2],
un gruppo di società nel settore dei media e delle telecomunicazioni.

La direttiva è stata presentata dalla commissione giuridica per il
mercato interno nel gennaio 2003[3] e successivamente rielaborata a porte
chiuse per poi essere inserita in un iter burocratico accelerato,
solitamente riservato a norme di natura meramente applicativa per le
quali si può evitare il normale iter di confronto con i cittadini, le
forze politiche e gli organi democratici.

La direttiva si propone armonizzare le legislazioni nazionali e di
combattere la «pirateria»[4] sulla base di cifre, analisi e previsioni
di mercato pubblicate da BSA[5] e altri distributori di contenuti, che
pronosticano la nascita di centinaia di migliaia di posti di lavoro in
Europa (punto 2.C, a pagina 10 del testo della direttiva); a tal fine
equipara l'illecito inintenzionale senza fini di lucro alla
contraffazione su larga scala e arriva ad autorizzare il «sequestro
conservativo di beni mobili e immobili del _presunto_ autore della
violazione, compreso il blocco dei suoi conti bancari e di altri averi»
(Articolo 11).

Al fine di informare la società civile e le stesse forze politiche sui
rischi di questa direttiva e per cercare di limitarne i danni, si è
mobilitata[6] una coalizione internazionale di gruppi per i diritti dei
consumatori e per le libertà civili, la Campagna per un Ambiente
Digitale Aperto (Campaign for an Open Digital Environment), che si è
data appuntamento il prossimo 8 marzo dalle 16.30 alle 18.30 a
Strasburgo, all'esterno dell'edificio che ospita il Parlamento
Europeo[7].

La campagna vede riuniti IP Justice[8], European Digital Rights
(EDRi)[9], Foundation for Information Policy Research (FIPR)[10],
Foundation for a Free Information Infrastructure (FFII)[11] ed
Electronic Frontier Foundation (EFF)[12].

La Free Software Foundation Europe si unisce al coro di protesta. «È
una direttiva estremamente pericolosa e delicata, che non è stata
discussa in modo democratico. Riteniamo che ogni norma a proposito
della produzione immateriale debba essere attentamente vagliata dai
nostri rappresentanti eletti e dalla società civile, evitando di
accettare acriticamente le posizioni di alcuni operatori del settore
ignorando i diritti dei cittadini e di autori e imprese indipendenti»
commenta Alessandro Rubini, autore di software e manualistica
libera.


* I pericoli della direttiva

Se la direttiva verrà approvata, il rischio è di introdurre un nuovo
strumento di repressione per le libertà degli utenti e, ancor prima, dei
cittadini[13]. Tra le sue insidie:

- l'ampiezza del suo campo d'azione, che comprende diritto d'autore,
marchi, brevetti, trasmissioni satellitari e via cavo, database,
software e altro, senza dare una definizione precisa di «proprieta`
intellettuale», espressione che nei veri stati membri ha interpretazioni
diverse, vanificando quindi l'effetto di armonizzazione.

- la messa in discussione di libertà civili come la riservatezza, il
fair use per l'utilizzo a scopi non commerciali di materiale sotto
copyright per attività educative o di ricerca, le procedure di
salvaguardia legale (che comprondono, per esempio, il diritto di essere
ascoltato durante un procedimento a carico) e la libertà di espressione.

- il rafforzato controllo sull'uso e la distribuzione di dispositivi
tecnologici attraverso l'imposizione di licenze unilaterali suscettibili
di modifiche o revoca in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione.

- il divieto di disattivazione, neutralizzazione, rimozione o la
manipolazione di dispositivi RFID (Radio Frequency ID) che trasmettono
informazioni su radiofrequenze come la posizione fisica e gli
spostamenti geografici di un individuo.

- l'utilizzo di forze di polizia private, al soldo delle compagnie
cinematografiche e musicali, per perquisizioni in abitazioni private
appartenenti a sospetti di violazione. Interventi del genere erano
possibili solo nel Regno Unito dove le misure "Anton Piller" poteva
scattare in caso di estese violazioni commerciali. Con questa direttiva
ciò sarebbe esteso a tutti i cittadini europei.

- il ricorso alle ingiunzioni Mareva attraverso cui sarà possibile
congelare i conti bancari e le proprietà dei sospetti di violazione
prima che questi compaiano di fronte alle autorità che indagano sul
presunto reato.

- il sequestro e la distruzione di macchine e strumenti dei fornitori
di servizi Internet (ISP) in base al solo sospetto
di violazioni perpetrate dai propri utenti.

Per maggiori dettagli e aggiornamenti sulla manifestazione dell'8 marzo
a Strasburgo:
http://www.ipjustice.org/CODE/

RIFERIMENTI

[1] http://www.gnu.org/philosophy/words-to- ... alProperty
[2] http://www.vivendiuniversal.com/
[3] http://europa.eu.int/eur-lex/it/com/pdf ... 46it01.pdf
[4] http://www.gnu.org/philosophy/words-to- ... tml#Piracy
[5] http://global.bsa.org/eupolicy/copyright/index.phtml
[6] http://www.ipjustice.org/CODE/release20040302_en.shtml
[7] http://www.ipjustice.org/CODE/rally.shtml
[8] http://www.ipjustice.org/
[9] http://www.edri.org/
[10] http://www.fipr.org/
[11] http://www.ffii.org/
[12] http://www.eff.org/
[13] http://www.ipjustice.org/CODE/whitepaper.shtml

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